La porta

 

“…un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta”.

La porta è ciò che ci separa dal mondo, che permette alla nostra coscienza di stare tranquilla. Ci illude che le scelte fatte nella nostra vita sono giuste. Ci permette di continuare a coltivare quelle abitudini egoistiche che abbiamo acquisito nel tempo e che ci impediscono di trovare il tempo e il posto nella nostra “casa”, la vita, per chi ha bisogno di noi.

Questo Vangelo ritorna sul discorso della ricchezza e della povertà. Io vorrei però non cadere nel tranello di voler demonizzare a tutti i costi la ricchezza con quanti la detengono. Non credo che il Signore voglia dirci questo con la liturgia della parola di questa domenica.

L’accento lo metterei sul fatto che nel tempo che ci è dato da vivere, in questo mondo,  ci giochiamo l’eternità.

Allora tutte le ricchezze e le risorse umane che abbiamo a nostra disposizione le dobbiamo investire per il futuro, cioè l’eternità. Dunque apriamo la porta del nostro cuore, della nostra vita. Proviamo a uscire dall’uscio di casa e troveremo verso chi investire le nostre ricchezze.

È proprio lì fuori, piagato e desideroso di ricevere le “briciole” che cadono dalla nostra tavola. E ci accorgeremo che costui ha un volto, una storia e un nome e guarda caso il nome che gli dà Gesù è proprio quello del suo carissimo amico Lazzaro, che vive a Betania con Marta e Maria.

Che strano, quando sentiamo questi discorsi sul “donare” ci viene una sorta di voglia di non stare più a sentire, di chiudere i contatti, perché forse pensiamo che chissà quanto dobbiamo dare, che non sono discorsi per noi, o che il solito discorso dei preti.

Invece se riusciremo ad aprire il nostro cuore alla generosità, alla gratuità ci accorgeremo che basta poco.

Basta guardarsi intorno e vedere di cosa necessita l’altro o la comunità dove vivo, come la mia famiglia, la comunità parrocchiale o diocesana, ecc. e poi aprire lo scrigno del mio “tesoro” e tirare fuori, per donarlo con gioia,  un po’ del mio tempo, delle mie capacità, delle doti che io ho e debbo donare, per essere anch’io portato, nel momento della mia morte, in cielo nel seno di Abramo.

Il “seno” nella Bibbia è il luogo dove ha inizio la vita, come il seno di una mamma, come il seno di Maria.

Allora essere portato “nel seno di Abramo” significa entrare nella vita eterna.

DCC