La folla che segue Gesù.

 

Io mi domando sempre, che cosa ci trovasse tanta gente nel seguire Gesù.

In fondo Gesù non compiva solo miracoli, guarigioni, resurrezioni e non faceva solo bei discorsi sulla misericordia, sull’amore, sulla libertà, sulla povertà, sulla giustizia e sull’umiltà, ma a volte  diceva anche  tante cose difficili e dure, come quelle di oggi: “se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, …” o anche “colui che non porta la propria croce e non viene dietro  ame, … non può essere mio discepolo”!

Gesù non vuole attirare su di se in modo egocentrico tutta la nostra attenzione, vuole aiutarci ed indicarci il modo come vivere il comandamento dell’AMORE.

Infatti se noi impariamo ad amare Gesù nella nostra vita, a metterlo al primo posto nei nostri pensieri, necessariamente sapremo vivere anche il nostro prossimo nel giusto modo.

Gesù ci invita ad essere suoi discepoli, quindi ad andare alla sua scuola e nella Sua scuola c’è una cattedra speciale, è la croce, che non è semplicemente  un patibolo, per Gesù anche ingiusto, perché senza peccato pagò per noi come i peccatori, la Croce di Gesù è il talamo, il letto nuziale, dove genera a vita nuova i suoi figli, i discepoli, coloro che vogliono seguirlo.

Allora abbracciare la nostra personale croce ogni giorno significa imparare ad amare come Lui ama, dando la nostra vita per gli altri.

Non si può pensare di seguire Gesù secondo le nostre misure, si può essere discepoli Suoi soltanto in modo totale, abbandonandosi all’Amore, che nulla chiede in cambio. Lasciando, cioè, che la nostra vita segua le Sue coordinate.

Coordinate che noi troviamo nel Vangelo e nelle indicazioni del Magistero.

Allora rompiamo gli indugi e lasciamoci travolgere, inebriare da questo immenso Amore di Gesù per poi tornare dai nostri cari e incontrare il nostro prossimo donando loro l’Amore vero. L’Amore che è capace di dimenticare se stesso per andare incontro agli altri non per far piacere a noi stessi, ma nel realizzare la felicità altrui trovare la nostra gioia.   

…e se tutto questo ci sembra tanto difficile afferriamo la Sua mano con la nostra ”manina” e fidiamoci di Lui, come un bambino che afferra sicuro la mano dei suoi genitori.

DCC